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Tratto da "www.ilpaesenuovo.it"
Lecce (Salento) – Il ricordo dell’Associazione, “Alla conquista della Vita” per Giorgio Margari, giovane deceduto ieri sulla Galatone – Galatina. Le riflessioni di Walter Gabellone, e i dati devastanti di giovani vite spezzate sull’asfalto, fanno rimbombare il loro slogan: “E’ meglio perdere un secondo nella vita, che la vita in un secondo”, forse vi potrebbe salvare la vita . La lunga lista, nera, è sempre più affollata. Quest’anno troppe persone sono morte in Puglia a causa di incidenti stradali, stiamo per lasciare il 2010 con piu’ di 85 vittime della strada. Molti sono giovani centauri. “Noi genitori, osservatori, associazioni – tuona Water Gabellone - non sappiamo più che appelli alla prudenza lanciare e quando li facciamo, pare non siano ascoltati abbastanza”. Ieri il crudele destino si è portato via un bravissimo ragazzo, Giorgio Margari, amico di Gabellone vicino alla sua causa, in tema di sicurezza stradale. Il ricordo di Giorgio è quello di un istruttore di scuola guida, un giovane con la testa sulle spalle; uno che amava la vita, che voleva costruirsi un futuro; un ragazzo che faceva sacrifici per essere un giovane con la G maiuscola.Questo è quanto rimane impresso nella mente della gente.“Questa volta la colpa non è stata sua, non è del centauro – sottolinea il Presidente di Alla Conquista della Vita - che a tutta manetta scappa, ma una macchina gli ha tagliato la strada, almeno stando a quanto si dice, e guardando le foto, pare proprio che sia così, ma questo lo stabiliranno gli inquirenti che accerteranno la dinamica dei fatti con l’esattezza che gli compete”.Molte volte negli incontri avuti con alcuni di loro, (quelli a nostro modo di vedere un po’ più sensibili) al tema degli incidenti stradali, “ci rispondono tanto se non succede con la moto succede con qualcos’altro e se devo morire è scritto che devo morire così, noi ribadiamo a questa risposta con molta fermezza, che non è così, la morte a volte viene sfidata da noi stessi, a volte viene sfidata dalla nostra incoscienza o dalla forza dell’omertà dell’onnipotenza trasmessa dall’adrenalina della manetta dell’acceleratore”. Ribadisce a gran voce, Walter Gabellone che sia ingiusto morire a qualsiasi età su una moto. La moto come l’auto d’altronde, la guida l’uomo e se non giri la chiave il motore non parte, e se la guidi male la colpa non è della strada o del mezzo ma è di chi lo guida, (fatte salve quelle circostanze causate da terzi), però resta sempre il fatto che con una prudenza maggiore, soprattutto per le due ruote, una sicurezza in più se uno viaggia a velocità moderata forse la possiede. E sui “mostri a velocità inaudita”, Gabellone si ferma per un’altra riflessione: “le case costruttrici dovrebbero cominciare a riflettere di più su questi dati, si perché sono loro che creano questi mostri di velocità inaudita, con la complicità dello Stato, perché se in Italia il codice della strada indica nella massima velocità 150 kmh, che senso ha costruire moto o auto che vanno a 300 kmh?”. Spesso accade che molti motociclisti si immedesimino nei grandi campioni famosi, senza tener conto che loro guidano in pista e con tutte le sicurezze possibili ed immaginabili, e nonostante ciò, anche loro vanno incontro a rischi. Basti pensare all’incidente accaduto proprio a Valentino Rossi e al povero giapponese morto a 19 anni alcuni giorni fa. Questo per fra aprire gli occhi ai centauri: “per rendersi conto che sulle due ruote bisogna andare con la massima prudenza, perché molte delle volte il motociclista ha anche ragione nella dinamica del sinistro, ma proprio perchè sono due ruote, chi si fa più male il più delle volte è il centauro”. ”In due soli giorni due giovani perdono la vita in sella al loro amore, alla loro passione, alla cosa a cui un motociclista tiene di più, ma ora cosa rimane di questi affetti? Cosa resta ai suoi cari? Cosa resta ai suoi amici e a tutte le persone che gli volevano bene? Nulla, il niente. Questo rimane, solo urla di disperazioneda parte di chi lo ha amato”.Con provata sensibilità Gabellone scrive: “e a noi il triste compito di essere vicini ai suoi cari, nel portare una parola di conforto ai suoi genitori, Rosaria e Antonio, genitori modelli e alla sua amata sorella Francesca.” ”Tutto questo deve indurci ad una forte ed immediata riflessione da un po’ di tempo, in collaborazione con l’Associazione “F Paglierini di Ferrara” stiamo continuamente pubblicando i dati degli incidenti che stanno accadendo nella nostra Regione, in modo da far riflettere l’opinione pubblica sulla guerra giornaliera che si combatte in una trincea molto ostile, la strada, ma ci accorgiamo che si parla ancora troppo poco d i questo argomento, mentre di altre notizie, ogni giorno e per diversi mesi, eppure sulla strada si muore di più”.Per non dimenticare mai Giorgio e tutte le Vittime della strada, ricordatevi sempre quando andate di fretta non dimenticatevi mai del nostro slogan “E’ meglio perdere un secondo nella vita, che la vita in un secondo”, forse vi potrebbe salvare la vita.
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