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Tratto da "Gianluca Fedele"
Provo ad immaginare quel dolore
che il cuore di una mamma può sentire
quando le si comunica l'orrore
sono certo che ci si sente di morire.
Quando arriva l'agghiacciante chiamata
e l'individuo al telefono balbetta,
l'estraneo dalla voce un pò impostata:
"Signora, suo figlio..." o poi aspetta.
D'un tratto l’uomo perde di coraggio
guardando la salma sull'asfalto,
sa di non aver alcun linguaggio
che non colga la donna di soprassalto.
“Si sieda signora, per piacere…”.
un brivido tutto il corpo percorre
ed è incredula che siano frasi vere
forte come un lampo la paura la scorre.
Alla parola “morto” la donna gela
e in uno sfogo urlato si riversa,
la mente muove immagini in sequela
per non rassegnarsi alla sorte avversa.
Dal telefono distrattamente aperto
al grido della madre si associano sirene
che picchiando sul colpo già inferto
formuleranno disperate cantilene.
Ne il ragazzo disteso tra il suo sangue
ne il colpevole di questa verità crudele
sapranno mai della madre esangue
che per la vita ad una lapide sarà fedele.
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